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lunedì 25 aprile 2011

Ogni principio morale può avere indifferentemente un risvolto positivo e uno negativo allo stesso tempo. Per esempio: controllare le proprie passioni, i propri desideri, limitarsi a una dimensione realistica, può essere utile per rimanere con i piedi per terra, per capire e ad essere incisivi, staccarsi dalla propria materia per vederla meglio, controluce, non farsi trasportare da illusioni o desideri autodistruttivi. Allo stesso tempo questa limitazione crea l'uomo medriocre, piccolo, cinico, che si abitua, si rassegna ad una realtà viscida, paralizzante, anzi partecipa al consolidamento di essa; non ha nessuna spinta utopica, una speranza, un senso per lottare, per realizzare dei sogni.
Bisogna perciò guardare a destra e a sinistra quando si parla di opzioni morali, cercando di essere chiari.

domenica 24 aprile 2011

"Camminare con sicurezza nella vita" (Cartesio).
Lo si può fare anche accompagnati solo dalle valigie dell'incertezza che apparentemente sono solo un peso.
Oltre ad essere "intelligente", occorre saper mettere in pratica questa proprietà e dargli una direzione pratica precisa.

sabato 27 novembre 2010

Non si possono liberare indiscriminatamente tutti gli istinti repressi dell'animo umano. Occorre liberare gli istinti che la civiltà borghese ha teso a reprimere perché pregiudicavano la dedizione al lavoro, all'adesione alle macchine; mentre occorre limitare gli istinti che portano a egoismo, sopraffazione, sfruttamento, disparità ...
Io riguarderei il concetto di aggressività. Non si tratta solo di una foga distruttrice, di un'azione materiale/fisica violenta (simbolo: l'adrenalina), ci sono anche altre forme più sottili e sublimate di aggressività che operano comunque nello scomporre l'unione, la solidaretà di più soggetti diversi.
La distruzione fisica e l'affermazione mentale/sociale/politica/economica hanno alla base lo stesso impulso, la stessa logica. Aggressivo può essere anche chi ha dei modi esteriori, dei comportamenti fattivi molto misurati, raffinati, calmi. Ciò che discrimina è il risultato di certe azioni che magari non hanno l'aspetto aggressivo.

giovedì 25 novembre 2010

Giudicare AL DI FUORI dei modelli, degli stereotipi in cui si vive è quasi impossibile, se non dopo una autoconvinzione e autocostrizione a non considerare TUTTE quelle che sono le caratteristiche della nostra civiltà come le caratteristiche della civiltà.
Il realtà chi comanda, chi regola la società attuale, il vero deus ex machina, ciò che gli imprime il volto caratteristico, non è tanto una classe particolare (la borghesia), è piuttosto un principio astratto: il denaro e soprattutto tutta la costruzione teorica artificiale che va con il nome di economia.
Noi tutti borghesi e non lavoriamo, siamo dei meccanismi di questa macchina gigantesca: mercato, concorrenza, prodotto interno lordo, profitto, ecc.
La nostra educazione è quella di introiettare fin dall'infanzia la nostra schiavitù a questa macchina. Tutte le regole e le costrizioni devono apparire come naturali, come provenissero automaticamente da noi stessi, esigenze personali (trovare lavoro, comprare la tal cosa, la tal altra ...)
Ciò vale, ad esempio, per la regolazione e repressione degli impulsi individuali, indispensabile per il lavoro.
"L'uso di questi mezzi [i condizionamenti sociali] mira a fare del comportamento socialmente desiderabile un automatismo, un'autocostrizione e a farlo apparire alla coscienza del singolo come un comportamento che scaturisce dall'interno per sua autonoma iniziativa, nell'interesse della sua salute o per salvaguardare la dignità umana"
Norbert Elias
Il senso di colpa, il disgusto, il rimorso sono le più potenti armi che ha una certa cultura, un certo regime politico/psicologico/sociale per imporsi, per tenere sotto controllo in modo silenzioso e capillare (penetrando nell'autocoscienza individuale) il più grande numero di soggetti umani.

sabato 3 luglio 2010

Sembra quasi inevitabile che l'affermazione di un sistema rigido di regole vincolanti e da rispettare con ossequio (tutto esteriore), porti normalmente proprio in quelli che dovrebbero dare l'esempio a cercare/bramare il contrario.
L'astinenza, il rigore, la rinuncia a soddisfare certi piaceri, vizi diffusi può essere una forma di opposizione (Giansenismo) specialmente nelle società che fanno della profusione, dello spreco, dello sfoggio, il marchio che contrassegna l'omologazione, l'appoggio al potere. Così come negli anni '70 chi si opponeva, rifiutava coscientemente di inserirsi nel sistema economico, di portare il blasone del denaro, attraverso la rottura degli schemi di stabilità, attivismo, continenza, perbenismo ...
Sono però tutte opposizioni che non hanno portato a cambiamenti concreti, sono solo testimonianze che non tutti vogliono integrarsi nel sistema, se ne lavano le mani, al massimo si rifugiano pacificamente in un altro sistema (incompleto).
Norbert Elias: "il possesso del denaro diviene in maniera assai più esclusiva che in precedenza la base delle differenze sociali. Le concrete realizzazioni degli uomini, le loro prestazioni e le loro produzioni diventano più importanti dei loro comportamenti."
Sostanzialmente è vero, però bisogna anche dimostrare di possedere denaro e quindi lo sfoggio non è più di maniere, ma di oggetti (auto e vestiti soprattutto). Oltre al denaro, c'è anche la ricerca di una nuova nobiltà, raggiungere una certa posizione nella gerarchia economica e sociale, rappresentata esteriormente e visibilmente da un certo modo di vestire (cravatta, ecc ...), possedere la macchina di ultima moda, non avere orari ... Ci sono ancora molti simboli nobiliari che agiscono ancora soprattutto sui giovani.

sabato 26 giugno 2010

Ognuno dovrebbe avere la propria religione o missione personale. In realtà ce l'hanno tutti: la meta della propria vita, carriera, casa, soldi, ecc. Si tratta di rendersene personalmente conto, essere consapevoli, non farsela scivolare dentro dagli altri senza un proprio avvallo. Quindi avere il coraggio di scegliere una via diversa, crederci e combattere, dedicare tutto se stesso per essa.
Ognuno è libero di scegliersi la propria e nessuno può pretendere che la propria sia giusta e automaticamente imporla agli altri. Io posso posso proporre non pretendere.
Chiaramente occorre anche una dimensione ultraindividuale, in quanto queste missioni in qualche maniera devono coesistere.

domenica 20 giugno 2010

Probabilmente bisogna distinguere fra i concetti di disuguaglianza e distinzione. Ci si può distinguere fra uguali. Si tratta di dare a tutti le stesse possibilità, di garantire ad ognuno uguali diritti e il modo di esercitarli. Ciò non toglie che uno sia diverso individualmente da un altro (ma non moralmente).

venerdì 18 giugno 2010

Il lume della ragione è necessario per fare luce e ordine o avere un punto di riferimento, ma non serve a nulla, è arido, fine a se stesso se non c'è un istinto, una passione, una spinta interiore che non chiede ragioni esatte o meccanicistiche.

mercoledì 16 giugno 2010

Bisogna staccare la propria vita dalle idee imperanti che regolano la nostra esistenza in una determinata maniera o almeno cercare di vedere, prospettare qualcosa di diverso.
Se si deve eseguire qualcosa che "va fatto", lo si deve trattare con spirito critico, personalizzandolo con la critica e lo scetticismo. Mai accettarlo così com'è solo per forma.

venerdì 11 giugno 2010

Abituarsi idealmente al "bianco-scuro", piuttosto che al "bianco" e allo "scuro", all'incertezza e all'insicurezza di una scelta senza prospettive sicure più che alla sicura via già tracciata che basta solo seguire senza crearsi problemi.
Bisogna essere capaci ancora di scandalizzarci, di rimanere attaccati a dei principi. Il punto sta però nel vedere correttamente questi principi, avere un concetto preciso in testa, senza fermarsi ad una forma precostituita ma guardando agli effetti pratici. Solo così si vedranno controluce certe "idee comuni". Bisogna come estraniarsi, provenire da un'altra epoca.