sabato 26 giugno 2010

Noi non siamo altro che una classe di stipendiati, pensionari, dipendenti dalle maniere e dalla mentalità della classe dominante che dà gli stipendi (le industrie private, le istituzioni pubbliche).
Non esiste una vera opposizione verso di loro. E' lo stipendio la vera colonna della democrazia occidentale. Siamo dei clienti del potere, gli dobbiamo ubbidienza concedendo il nostro servizio quotidiano.
Non bisogna farsi ingannare dai nomi di concetti in apparente contrasto fra di loro (democrazia-dittatura, capitalismo-comunismo, religione-laicità). Possono avere molti punti in comune più di quanto si pensi. Quel che conta non è la veste ideologica ma i modi e le conseguenze del funzionamento.
Attenzione che anche i concetti di libertà, democrazia, uguaglianza, solidarietà possono essere asserviti a degli interessi particolari che vanno a snaturare i concetti. Libertà può diventare semplice libertà di commercio, uguaglianza può riguardare solo una ristretta cerchia razziale.
Le esigenze che spingono a formulare teorie politiche non sono altro che dettate dal circostanze del momento. Ricordarselo quando si vuole utilizzare questa teoria in un altro momento storico.
Non esistono teorie o sistemi, esistono dei principi da realizzare o da difendere.
Ognuno dovrebbe avere la propria religione o missione personale. In realtà ce l'hanno tutti: la meta della propria vita, carriera, casa, soldi, ecc. Si tratta di rendersene personalmente conto, essere consapevoli, non farsela scivolare dentro dagli altri senza un proprio avvallo. Quindi avere il coraggio di scegliere una via diversa, crederci e combattere, dedicare tutto se stesso per essa.
Ognuno è libero di scegliersi la propria e nessuno può pretendere che la propria sia giusta e automaticamente imporla agli altri. Io posso posso proporre non pretendere.
Chiaramente occorre anche una dimensione ultraindividuale, in quanto queste missioni in qualche maniera devono coesistere.
Mai astrarre quando si parla di politica. Occorre fondare/spiegare/concretizzare nella realtà l'idea a cui ci si vuole appoggiare. Come funziona? A chi si rivolge?
Viene prima la struttura sociale/economica o un principio morale? Un modo di amministrare la vita collettiva umana deve adeguarsi alla specifica realtà economica/sociale/culturale o diffondere/rispondere a certi ideali universali?
Non facciamoci abbagliare dalla parola democrazia. E' una scatola vuota che può contenere tutto anche un totalitarismo delle menti e degli interessi.
La politica è malata di astrattismo. Si parla di sovranità del popolo, democrazia; non bastano le parole: bisogna vedere come effettivamente si struttura e come le strutture svolgono i propri compiti.
Molte volte i riferimenti a ideologie o dottrine del passato non sono altro che scuse o forzature, delle vesti che si danno a proprie idee che non hanno niente a che vedere con l'ideologia di riferimento. Tra l'altro ogni ideologia (cristianesimo, comunismo, ecc.) non è mai univoca ma cambia, in pratica è un'altra ideologia a seconda dell'epoca e delle strutture. Sono i famosi -ismi che confondono le idee. Quindi meglio non ricorrere a paralleli per le proprie idee, esporle in modo nuodo e crudo e non pretendere l'universalità.
Erasmo ha messo bene in evidenza in un colloquio quanto è forte la forza della consuetudine, della conservazione materiale e psicologica degli usi sicuri, tranquilli, sperimentati, dei privilegi di cui si gode o a cui ci si è abituati. L'introduzione di un'idea nuova, di un processo sociale è fonte di attriti, resistenze, battaglie, confusioni e soprattutto instabilità.
Per questo dopo un cambiamento c'è quasi sempre una reazione.
Esiste qualcosa di universale da poter applicare dappertutto magari adattandolo alle esigenze di ogni singolo popolo o nazione?
La vita di ogni individuo non può prescindere dalle sovrastrutture in cui si trova ad agire. Ne è condizionata inevitabilmente.
1) sovrastruttura collettiva assente/mancanza di sicurezza materiale e astratta al di sopra dell'unità singola ---> solidarietà, legami d dipendenza collettiva in difesa, capitanati da un uomo forte, una guida con leggi spesso non scritte (mafia, camorra, feudalesimo). Emergenza materiale su quella spirituale.
2) Stato fortissimo, controllo totale, sicurezza, punto di riferimento obbligato, regole, ordine ---> si pone più o meno il problema della rappresentanza e dell'appartenenza: è lecito sacrificare la propria libertà, individualità ad un regime così stretto? Che margini di iniziativa ha un individuo al di fuori dei quadri economici o di forma? Che significato ha la vita? Emergenza spirituale su quella materiale. Incertezza dei sentimenti.
Quasi tutti i teorici politici non sono anticipatori o rivoluzionari, ma semplicemente danno veste razionale o ideale a quello che esiste già. Un compito essenziale per chi detiene il potere in quanto questo può tranquillamente presentarsi ai sudditi pretendendo di seguire una srada logica, razionale. Bisogna quindi non accettare a priori ogni teoria ma filtrarla attraverso la mentalità, le condizioni sociali e politiche in cui è stata ideata. Ogni 10-20 anni bisognerebbe riformulare, rivedere ogni teoria o dottrina; quello che oggi è progressista può diventare domani reazionario. Bisogna rinnovare cambiare termini in continuazione, anche se a livello mentale gli scopi rimangono sempre gli stessi.
Le fonti delle teorie non dovrebbero venire esclusivamente dai libri (anzi il meno possibile) ma dalle esperienze concrete.