venerdì 11 giugno 2010
Una società, una ideologia, autoritarie e arroccate su se stesse, portano a scaricare le tensioni, le forze interne di rifiuto che si creano verso un'idea, un gruppo - esistenti o inesistenti - di cui si crea tutta una precisa demonologia adatta allo "sfogo". Viene "creato" un nemico contro cui combattere ciecamente. Solo così si possono tenere in scacco intere popolazioni, distratte dal riflettere sulla realtà, sulla struttura a cui sono sottoposte. Così una minoranza riesce a reggere le sorti di una organizzazione che tiene in pugno una maggioranza.
Bisogna essere capaci ancora di scandalizzarci, di rimanere attaccati a dei principi. Il punto sta però nel vedere correttamente questi principi, avere un concetto preciso in testa, senza fermarsi ad una forma precostituita ma guardando agli effetti pratici. Solo così si vedranno controluce certe "idee comuni". Bisogna come estraniarsi, provenire da un'altra epoca.
"Una nuova forza sociale e istituzionale che possa dare sbocco pratico a critiche e teorie riformatrici/rivoluzionarie": è questo il punto per tradurre qualsiasi idea, utopia, misura astratta in un processo reale, concreto, vivo ed efficace, anche se grandi contrasti e conflitti sono inevitabili contro gli interessi costituiti. E' questo il punto che ha fatto sì che tanti profeti, ideologhi, siano rimasti solo dei predicatori di parole e intenzioni e non siano riusciti a scalfire il sistema contro cui combattevano. Ogni battaglia di idee comunque - ed è l'unica speranza - non è mai vana.
Quando delle idee rivoluzionarie si scontrano/devono fare i conti con la realtà viscida, condizionatrice, fatta di interessi-istituzioni-sistemi costituiti, molto spesso perdono la loro forza innovatrice, la esauriscono e rispunta sotto nuove forme un altro sistema totalizzante simile o con gli stessi procedimenti di quello distrutto (Lutero ---> status quo principesco; Lenin ---> status quo burocratico).
Forse c'è qualcosa di psicologico/sociologico che può influenzare le scelte economiche/politiche di un paese. L'economia collettiva è tipica dei periodi di debolezza umana, quando bisogna coalizzarsi contro le forze della natura (società primitive, feudali, isolate) mentre è un intralcio in un'economia di sfruttamento, ricca, aggressiva, dove solo l'egoismo, l'iniziativa privata fa funzionare il sistema.
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