mercoledì 9 giugno 2010

Sapere significa anche saper scegliere, saper decidere, saper distinguere
Per giudicare le idee occorre guardare soprattutto alle conseguenze pratiche che possono avere. Non giudicare mai dalle parole ma dai fatti risultanti.
Il riflettere deve essere un continuo smascheramento.
Prescrivendo forme si cristallizza un'idea.
Restando esteriormente fedeli a una teoria o a una ideologia si può operare contrariamente al suo spirito e alla sua intenzione.
Ogni idea, ogni atto morale si configura anche come atto politico e quindi occorre scegliere il proprio campo su cui lottare e/o realizzare: o con i potenti o con i deboli.
Eppure esiste qualcosa che va al di là di ciò che lo stato/la società decide che è giusto/sbagliato, che viene messo in pratica e che si è costretti nostro malgrado a seguire se vogliamo sopravvivere.
La nostra vita è tutta una serie di ricatti.
La vera rivoluzione è quella di riuscire a fare cosciente la gente di essi, qualcosa che parta veramente dal basso per liberarsi finalmente dei ricatti.
Bisogna affidarsi all'utopia, altrimenti non si riuscirà mai a scrollarsi di dosso queste catene, a spezzare la logica dei ricatti. Non verrà mai realizzata, ma almeno starà in alto come punto di riferimento, come serbatoio di forze attive. Non è un progetto da applicare subito con atti forzosi dall'alto, ma è la gente che deve acquisire la capacità di capire, scegliere se necessario o no cambiare strada, combattere per qualcosa.
Rivoluzione è quando un semplice operaio ha la stessa voce in capitolo di un grosso finanziere.
I capi sono essenziali per portare alla vittoria un movimento, ma sono inutili quando il movimento ha vinto.
Non esiste un approccio, una critica a delle vicende, a dei movimenti passati (e anche presenti) che non sia di parte. Automaticamente vediamo ciò che ci interessa vedere fra le mille cose che si possono osservare.
Non bisogna mai scordarsi che viviamo in uno stato tollerante e libero per il semplice fatto che le istituzioni possono tollerare delle voci contrarie. In caso contrario non sarebbe così.
La teoria, l'ideologia, tutto quello che è scritto è ESSERE, mentre la realtà è DIVENIRE. Da qui deriva la dicotomia che fa sì che richiamarsi ad un testo, ad un'autorità passata, assuma sempre un significato diverso a seconda dell'epoca e della persona che ne fa uso, anche se questa si ostina a considerare la fonte, l'autorità come qualcosa di rigido, univoco, eterno, che mantiene per sempre lo stesso significato che in un dato momento è stato estrapolato.
Bisogna trovare il coraggio di ragionare partendo ogni volta ex-novo, creare teorie e forme prescindendo da qualsiasi parola d'ordine del passato. O meglio, togliendo il succo, la spina dorsale dalle idee del passato, scartando le forme contingenti.
Perché 2+3=6 è falso?
Perché mentalmente contiamo sulle dita, facciamo riferimento ad un fatto concreto, reale. Lo stesso deve essere fatto in politica. Ogni termine deve essere rapportato a qualcosa di reale, fattuale e ad una esperienza vissuta.
Forse c'è qualcosa di psicologico/sociologico che può influenzare le scelte economiche/politiche di un paese. L'economia collettiva è tipica dei periodi di debolezza umana, quando bisogna coalizzarsi contro le forze della natura (società primitive, feudali, isolate) mentre è un intralcio in un'economia di sfruttamento, ricca, aggressiva, dove solo l'egoismo, l'iniziativa privata fa funzionare il sistema.
Il punto debole nella realizzazione di un progetto politico rivoluzionario e di riforma è riuscire a trovare le persone le persone e le forme che diano la garanzia che tutto si realizzi nello spirito originario. In genere si incaricano persone che superficialmente agiscono in maniera corretta ma che stravolgono dal di dentro il significato di un progetto.
Il punto cruciale nel ricostruire quello che si è distrutto è se vengono di nuovo impiegati gli stessi principi che hanno portato alla distruzione, magari fatti passare sotto la forma di "necessità".
Un'ideologia progressiva e rivoluzionaria in una data situazione può diventare conservatrice e reazionaria in un'altra, usando le stesse forme. La differenza non sta nel nome ma negli effetti pratici di ogni singola ideologia politica.
E' errato vedere un significato, un senso, una prospettiva nella Storia. Sono ingannevoli le teorie che partono da questo presupposto.
Qual è il concetto di religione?
Credere in un processo storico/morale già prestabilito?
Allora era religione anche il positivismo, il marxismo, il nichilismo e le moderne teorie economiche (come il capitalismo).
Da uno scritto del passato si può solo prendere uno spunto per una idea che non può che essere nuova e diversa come forma, anche se contiene lo stesso significato.
E' sempre molto pericoloso dire: "la verità sta in quello scritto". Vedi tutti i modi diversi con cui si può interpretare e usare una frase qualsiasi.
Ogni legge può venire applicata a differenti aspetti del vivere umano o in epoche diverse, cambiando ogni volta significato e portata.
Non si riuscirà forse mai a cogliere quelle che erano le vere intenzioni di ogni forma di pensiero del passato. Noi del presente le usiamo per vederci quello che ci pare già inconsciamente di vedere.
Attenzione alle organizzazioni che vietano un aspetto/un significato (politico o morale) ma lo reinseriscono sotto altre spoglie/forme con gli stessi risultati pratici.
Il grosso pericolo delle organizzazioni è quello di subordinare la libertà, l'iniziativa del singolo a dei principi dati, onnipotenti.
Non ci può essere "potere" senza un effettivo controllo delle singole opinioni, dei singoli pensieri di ogni cittadino - qualunque sia la forma.
Erasmo fallì per l'impermeabilità del popolo alle sue dottrine. Popolo ignorante e superstizioso che non lo poteva capire e lui stesso non si faceva molto capire. Lo sapeva inutile.
Lutero invece operò sul modo di comunicare e la sua dottrina ne risentì. Bisogna rendere la gente permeabile.
Erasmo da Rotterdam voleva riformare l'aspetto morale della chiesa. Il contenuto più che la forma. Diffondere dei buoni principi invece dei vecchi ormai senza più senso.
Lutero colpiva le forme in cui si manifestava la religione, il modo di agire e quindi era più incisivo ed efficace, anche se non si sa quanto più salutare.
Il potere è la chiave che spiega, discrimina ogni atto pubblico/privato di ogni essere umano o ente collettivo (chiesa, leggi). E' la regola, il senso, l'ordine che regola la vita di ognuno.
San Francesco o Jacopone da Todi?
La non violenza, la tolleranza, l'anticonformismo, l'allegria, la dolcezza oppure la fede incrollabile, la ribellione aperta, l'aspra critica, la severità nei comportamenti, la violenza nell'agire?
Anche ogni aspetto che noi consideriamo come negativo ha una sua funzione specifica di cui va tenuto conto.
I nostri principi, le nostre aspirazioni, le nostre idee sono applicabili a tutte le epoche e a tutte le civiltà?
Come mai dopo essersi liberati da catene si sceglie di istituire nuove catene? Esigenze politico/economiche?
C'è una struttura unica che si cela dietro forme diverse nell'agire e nel pensare?