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sabato 26 giugno 2010

Viene prima la struttura sociale/economica o un principio morale? Un modo di amministrare la vita collettiva umana deve adeguarsi alla specifica realtà economica/sociale/culturale o diffondere/rispondere a certi ideali universali?
Esiste qualcosa di universale da poter applicare dappertutto magari adattandolo alle esigenze di ogni singolo popolo o nazione?
La vita di ogni individuo non può prescindere dalle sovrastrutture in cui si trova ad agire. Ne è condizionata inevitabilmente.
1) sovrastruttura collettiva assente/mancanza di sicurezza materiale e astratta al di sopra dell'unità singola ---> solidarietà, legami d dipendenza collettiva in difesa, capitanati da un uomo forte, una guida con leggi spesso non scritte (mafia, camorra, feudalesimo). Emergenza materiale su quella spirituale.
2) Stato fortissimo, controllo totale, sicurezza, punto di riferimento obbligato, regole, ordine ---> si pone più o meno il problema della rappresentanza e dell'appartenenza: è lecito sacrificare la propria libertà, individualità ad un regime così stretto? Che margini di iniziativa ha un individuo al di fuori dei quadri economici o di forma? Che significato ha la vita? Emergenza spirituale su quella materiale. Incertezza dei sentimenti.

domenica 20 giugno 2010

Può una forma economica influenzare un forma sociale e viceversa? E' possibile regolare l'una in funzione dell'altra? Quale deve avere la preminenza? Si può progettare un nuovo modo di vivere?

venerdì 18 giugno 2010

La cultura e la consapevolezza fanno parte della distinzione sociale, sono legate alla ricchezza materiale, alla posizione nella scala gerarchica?
Occorre poi mettere sotto la lente, distiguere, analizzare il concetto di ribellione, prenderlo nel suo contesto. Domandarsi a chi, a che cosa, per chi, per che cosa, con chi, con che cosa. Perché.
Come si fa a distinguere quando un'unione ad una ideologia è frutto di convenienza?
Quelli che combattono una battaglia in prima fila devono prima di tutto guardarsi le spalle. Una volta che (a grossi costi) il bastione del nemico è stato conquistato, ecco arrivare quelli che non hanno rischiato niente e che, pretendendo di seguire la stessa ideologia dei conquistatori, vanno invece a sostituirsi a quelli cacciati e a riproporre nei fatti ciò che era stato abbattuto.
Come evitare questo? Se si riesce a evitare questo fenomeno allora si può dire che una rivoluzione è riuscita.
Vale la pena di approfondire il concetto di centralizzazione, controllo/influenza di un organismo esterno sulla vita di ogni singolo individuo o gruppo sociale.
Ci si può ribellare senza sapere perché e per chi ci si ribella?

mercoledì 16 giugno 2010

Ci devono essere per forza dei superiori a guidare? E' possibile farne a meno? Sulla risposta negativa ci ha tamburellato tutta la cultura occidentale dal 500 a oggi (Shakespeare, Cervantes). La risposta positiva l'ha azzardata solo Rousseau e Marx. Purtroppo non ci sono esempi pratici occidentali di società non gerarchizzate. Il concetto di gerarchia è uno dei primi concetti da prendere in considerazione per una critica strutturale alle società.
Riuscirà mai una civiltà a non creare capri espiatori, bersagli della propria violenza repressa, del proprio disagio, disadattamento (vedi immigrati nell'Italia degli anni 90)?

venerdì 11 giugno 2010

Sì, bisogna analizzare soprattutto la base sociale dei pregiudizi, dei progrom, dei fanatismi: una miscela esplosiva di ignoranza, problemi economici, paure, disagio psicologico. Come fare per spazzare questo triste processo, il sorgere di idee distruttive, di odio di uno verso l'altro?
Quando si riuscirà a spezzare il monopolio dell'ignoranza da parte delle sovrastrutture?
1500: chiesa - conventi - frati - sacerdoti ---> fedeli ignoranti e sfruttati.
1900: stato - grandi gruppi finanziari - tv - giornali ---> massa che accetta passivamente, acriticamente.

mercoledì 9 giugno 2010

San Francesco o Jacopone da Todi?
La non violenza, la tolleranza, l'anticonformismo, l'allegria, la dolcezza oppure la fede incrollabile, la ribellione aperta, l'aspra critica, la severità nei comportamenti, la violenza nell'agire?
Come mai dopo essersi liberati da catene si sceglie di istituire nuove catene? Esigenze politico/economiche?