domenica 20 giugno 2010
Può una forma economica influenzare un forma sociale e viceversa? E' possibile regolare l'una in funzione dell'altra? Quale deve avere la preminenza? Si può progettare un nuovo modo di vivere?
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Un intellettuale con la cravatta è la stessa cosa di un intellettuale senza cravatta?
Ripudiare i segni esteriori di una appartenenza sociale può essere il segno interiore di una volontà di rottura, un modo per esprimerla. Non è però obbligatorio farlo, cioè non è proprio il segno un elemento fondamentale di conoscenza e distinzione.
Erasmo non ripudiò mai l'abito religioso, eppure fu quello nel 500 che prospettò una maniera rivoluzionaria di intendere la fede religiosa, superando i formalismi, umanizzandola, ecc.
Lutero abbandonò l'abito talare ma rimase sempre un monaco. La sua dottrina ribadisce la disciplina, la missione obbligata/ubbidiente verso Dio e la estende a tutti i soggetti umani.
Ripudiare i segni esteriori di una appartenenza sociale può essere il segno interiore di una volontà di rottura, un modo per esprimerla. Non è però obbligatorio farlo, cioè non è proprio il segno un elemento fondamentale di conoscenza e distinzione.
Erasmo non ripudiò mai l'abito religioso, eppure fu quello nel 500 che prospettò una maniera rivoluzionaria di intendere la fede religiosa, superando i formalismi, umanizzandola, ecc.
Lutero abbandonò l'abito talare ma rimase sempre un monaco. La sua dottrina ribadisce la disciplina, la missione obbligata/ubbidiente verso Dio e la estende a tutti i soggetti umani.
Come porre la questione del rapporto fra individuo e società? L'antropologia può insegnare il relativismo sociale/individuale mentre la psicanalisi cristallizza la natura umana in archetipi.
Comunque è indiscutibile che un discorso sull'individuo non possa prescindere dal rapporto con la struttura sociale in cui interagisce. Gli istinti possono essere gli stessi in tutte le società, diverse sono le forme in cui si manifestano, come vengono percepiti, ordinati, repressi, sfogati, ecc.
Comunque è indiscutibile che un discorso sull'individuo non possa prescindere dal rapporto con la struttura sociale in cui interagisce. Gli istinti possono essere gli stessi in tutte le società, diverse sono le forme in cui si manifestano, come vengono percepiti, ordinati, repressi, sfogati, ecc.
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Purtroppo si trattano le ideologie, le idee politiche, come se fossero oggetti reali, dati una volta per tutte. Vengono presi come bandiere o mezzi, usate nella battaglia interumana.
In realtà non sono altro che risposte a dei bisogni. Sono i bisogni ciò che conta. Sempre e solo di questi occorre discutere e solo in base a questi occorre agire.
La politica non è seguire una bandiera o realizzare un sistema predefinito, ma tanti bisogni collettivi e universali da soddisfare.
In realtà non sono altro che risposte a dei bisogni. Sono i bisogni ciò che conta. Sempre e solo di questi occorre discutere e solo in base a questi occorre agire.
La politica non è seguire una bandiera o realizzare un sistema predefinito, ma tanti bisogni collettivi e universali da soddisfare.
Probabilmente bisogna distinguere fra i concetti di disuguaglianza e distinzione. Ci si può distinguere fra uguali. Si tratta di dare a tutti le stesse possibilità, di garantire ad ognuno uguali diritti e il modo di esercitarli. Ciò non toglie che uno sia diverso individualmente da un altro (ma non moralmente).
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La struttura agisce fin nei minimi gesti quotidiani. Come ci si veste, come si mangia, come ci si comporta, che atteggiamento abbiamo davanti a certi fenomeni fisici/morali, dà il segno della nostra appartenenza ad un certo gruppo, ci classifica, ci visibilizza, rende visibile uno status, un modo di accettare o rifiutare il sistema. Omologare è la parola chiave: prevedere, sfruttare, svalorizzare, banalizzare, condannare certi comportamenti.
La liberalità di un sistema si misura nelle manifestazioni dell'agire umano permesse o tollerate. Ed è qui che si ha il vero termometro della democrazia. Sesso-droghe-anticonformismo-ribellione, dal loro grado di espressione (libera - oppressa) si misura quanto è democratico, liberale un sistema, se è aperto, chiuso, fluido o arroccato. Quindi non si può prescindere da questo aspetto del vivere umano per giudicare o progettare un sistema.
La liberalità di un sistema si misura nelle manifestazioni dell'agire umano permesse o tollerate. Ed è qui che si ha il vero termometro della democrazia. Sesso-droghe-anticonformismo-ribellione, dal loro grado di espressione (libera - oppressa) si misura quanto è democratico, liberale un sistema, se è aperto, chiuso, fluido o arroccato. Quindi non si può prescindere da questo aspetto del vivere umano per giudicare o progettare un sistema.
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