sabato 3 luglio 2010

Bisogna comunque andarci piano nel far tabula rasa del passato, di qualunque idea/istituto che si vuole cambiare. Non tutto può essere sbagliato o dannoso. E' più dannoso fare attenzione che non si ripresentino solo le forme di ciò che si è abolito, senza accorgersi che si ripropongono i contenuti rifiutati, Quindi occhio ai meccanismi, ai risultati, piuttosto che ai nomi e alle forme esterne.
Una cosa difficilissima è ottenere tolleranza fra idee o concetti contrapposti quando questi si trascinano dietro qualcosa di più, qualcosa di diverso dalla loro semplice essenza oggettiva.
Anche adesso è un po' più complicato ottenere la coesistenza fra diverse razze in Italia. Non è questione di colore della pelle, cultura diversa, ma è questione di emarginazione sociale, di una situazione generale difficile, di ceti chiusi in se stessi che accumulano carica agressiva difensiva/offensiva. Da questi problemi economici e sociali ci si fronteggia (simbolicamente) sul terreno del rapporto con i diversi da sé che si vorrebbe emarginare a tutti i costi.
Sembra quasi inevitabile che l'affermazione di un sistema rigido di regole vincolanti e da rispettare con ossequio (tutto esteriore), porti normalmente proprio in quelli che dovrebbero dare l'esempio a cercare/bramare il contrario.
L'astinenza, il rigore, la rinuncia a soddisfare certi piaceri, vizi diffusi può essere una forma di opposizione (Giansenismo) specialmente nelle società che fanno della profusione, dello spreco, dello sfoggio, il marchio che contrassegna l'omologazione, l'appoggio al potere. Così come negli anni '70 chi si opponeva, rifiutava coscientemente di inserirsi nel sistema economico, di portare il blasone del denaro, attraverso la rottura degli schemi di stabilità, attivismo, continenza, perbenismo ...
Sono però tutte opposizioni che non hanno portato a cambiamenti concreti, sono solo testimonianze che non tutti vogliono integrarsi nel sistema, se ne lavano le mani, al massimo si rifugiano pacificamente in un altro sistema (incompleto).
Norbert Elias: "il possesso del denaro diviene in maniera assai più esclusiva che in precedenza la base delle differenze sociali. Le concrete realizzazioni degli uomini, le loro prestazioni e le loro produzioni diventano più importanti dei loro comportamenti."
Sostanzialmente è vero, però bisogna anche dimostrare di possedere denaro e quindi lo sfoggio non è più di maniere, ma di oggetti (auto e vestiti soprattutto). Oltre al denaro, c'è anche la ricerca di una nuova nobiltà, raggiungere una certa posizione nella gerarchia economica e sociale, rappresentata esteriormente e visibilmente da un certo modo di vestire (cravatta, ecc ...), possedere la macchina di ultima moda, non avere orari ... Ci sono ancora molti simboli nobiliari che agiscono ancora soprattutto sui giovani.
Il concetto di nobiltà si può applicare anche oggi? E' giusto cercare una via in cui avere l'eccellenza e la distinzione? Che significato/utilità ha questa eccellenza? (l'eccellenza dell'essere per gli altri)
Si può dire che ogni regola (anche quella che concerne l'uso del proprio corpo in presenza di altri o di se stesso) rappresenta un tassello del mosaico che ci lega ad un potere, una sovrastruttura. Gioca quindi un ruolo ben preciso nel legarci ad una autorità, oltre ad essere un segno di autocoscienza e di distinzione. Prescrivere una chiusura o una apertura in fatto di costume può essere indice di democrazia o dittatura.