mercoledì 16 giugno 2010

Ci devono essere per forza dei superiori a guidare? E' possibile farne a meno? Sulla risposta negativa ci ha tamburellato tutta la cultura occidentale dal 500 a oggi (Shakespeare, Cervantes). La risposta positiva l'ha azzardata solo Rousseau e Marx. Purtroppo non ci sono esempi pratici occidentali di società non gerarchizzate. Il concetto di gerarchia è uno dei primi concetti da prendere in considerazione per una critica strutturale alle società.
Molte signorie e sistemi oppressivi sono tollerati o quasi sentiti come necessari, perché tutelano l'ordine. Vale la pena di tenere conto di questa tendenza di alcuni strati inferiori della società ad accettare che ci sia qualcuno sopra di loro, che magari sfrutta e pratica ingiustizie ma che almeno fa funzionare e tutela il sistema e quindi la statalità del presente.
L'atmosfera collettiva/comunitaria (solidale) che accompagnava ogni evento della vita umana è quello che abbiamo perso con la scomparsa del mondo rurale. Anche se la scomparsa ha comportato molti meno vincoli e più libertà individuale. Era inoltre un mondo regolato nella sua collettività: tutto era già dato e predeterminato, i ruoli e i compiti da svolgere ben precisi. Era un mondo meno stressante e ansioso del nostro. Era però un mondo depresso, infelice, fatalista, rassegnato, divorato in certe epoche dalla paura e dalle psicosi collettive.
Una dottrina è buona nella misura in cui viene modificata dalla generazione successiva. Non ci deve perciò essere una dottrina, un sistema già dato nelle sue forme. Quello che io dico oggi non è più valido domani, deve essere cambiato. Bisogna pretendere che qualcuno dissenta e crei qualcosa di nuovo soprattutto dal punto di vista formale, proprio per mantenere l'idea ispiratrice al passo con le mutate circostanze.
Anche la mente viene usata secondo i dettami, le convenienze, le esigenze ideali e materiali di un'epoca.
Bisogna staccare la propria vita dalle idee imperanti che regolano la nostra esistenza in una determinata maniera o almeno cercare di vedere, prospettare qualcosa di diverso.
Passare dalla mentalità all'opinione.
Bisogna stare attenti a non generalizzare o idealizzare il passato pre-industriale, la società naturale, primitiva a contatto con la natura. Era una vita difficile e severa (natura avara e ostile, impenetrabile nelle sue leggi; sottoalimentazione cronica, epidemie, alta mortalità; insicurezza psicologica, immobilismo, diffidenza per ogni cosa che non sia stata provata o tramandata). Si tratta di un mondo silenzioso non assimilabile alle leggi della civiltà moderna.
E' un mondo per lo più scomparso e per questo che lo guardiamo a volte con nostalgia. Ma non si può tornare indietro, anche se si può recuperare qualcosa dell'esperienza passata.
Lo splendore della civiltà di corte del '600, lo sviluppo delle arti, delle scienze, la tendenza ottimistica da una parte, mentre dall'altra parte ci sta la grandissima parte della popolazione che vive a livello di sussistenza. In scala minore è quello che viviamo noi adesso, con una piccola parte opulenta e la stragrande maggioranza a fare i conti. Ecco perché anche adesso chi sta in alto "fa finta" di non vedere.
Il bello è che il fanatismo, il crimine, l'oscurantismo si nascondono proprio in quelle persone giudicate oneste, onorevoli, degne di ammirazione, vividi esempi che in genere hanno ruoli di prestigio. Non facciamoci confondere dai ruoli e dai giudizi comuni.
Se si deve eseguire qualcosa che "va fatto", lo si deve trattare con spirito critico, personalizzandolo con la critica e lo scetticismo. Mai accettarlo così com'è solo per forma.
Smontare ogni ossessione o idea preconcetta. Non farsi prendere dalle folate dei sentimenti collettivi.
La storia ci ammonisce su certi facili concetti di moderno e di progresso.
Per abbattere un sistema bisogna abbattere tutta la struttura culturale e sociale su cui si basa e che si è consolidata intorno ad esso.
Riuscirà mai una civiltà a non creare capri espiatori, bersagli della propria violenza repressa, del proprio disagio, disadattamento (vedi immigrati nell'Italia degli anni 90)?
Non è detto che in un sistema tollerante, democratico il pensiero sia effettivamente libero. Ci sono tanti piccolissimi lacci, condizionamenti, leggi, norme da rispettare o da tenere in considerazione che limitano moltissimo l'efficacia di ciò che è permesso.
Invece in una dittatura (specialmente se non raccoglie più consensi generali) si forma un dissenso sotterraneo, forte, saldo e compattato dalle circostanze esterne ideali favorevoli. In questa situazione si evidenzia pienamente il valore e il significato della libertà e una volta sbloccata la situazione, questa può venire fuori in maniera prepotente e in forma molto più avanzata che non nel sistema democratico di lunga durata.