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giovedì 9 giugno 2011
Si sbaglia a considerare la violenza come la natura fondamentale dell'essere istintuale umano. Amore e solidarietà sono istinti pari alla crudeltà e alla distruzione. E' la cultura a stabilire "classifiche", a caricare di significati positivi e negativi l'uno e l'altro. Si badi bene: la cultura è sempre esistita, anche quando l'uomo viveva nelle grotte, si chiami pure "legge del più forte".
lunedì 25 aprile 2011
Ogni pensatore formula indipendentemente le sue idee, ne fa un sistema, quasi una ragione di vita per se stesso: una parte di se stesso tradotta in pensieri scritti. Può essere anche una soddisfazione personale. Ma dal momento che si cerca di far conoscere il proprio pensiero agli altri, che si accetta il confronto con il mondo esterno, ecco che i pensieri/le idee acquistano automaticamente un altro significato, un'altra portata - diventano parte integrante della società, delle idee e istituzioni già presenti e interagiscono con loro con risultati che vanno spesso al di là delle intenzioni di chi ha formulato le idee. Vengono adottate, interpretate, ecc. (Lutero, Cartesio, ...). Quindi non ci si deve illudere di scrivere solo qualcosa per se stessi, bisogna sempre tenere presente questa dimensione collettiva/sociale delle proprie idee e prevedere se possibile e sfruttare (magari farne il punto centrale) le conseguenze/le reazioni/il significato nell'ambito dell'intero sistema.
domenica 24 aprile 2011
Discutere la posizione del singolo individuo di fronte alla cultura e alla vita quotidiana, alla "macchina" quotidiana.
Per lo più l'alienazione esistenziale viene introiettata e considerata "naturale" dalla maggior parte delle persone e la "cultura" non riesce a svegliare l'individuo, a fargli aprire gli occhi o mirare oggettivamente la sua condizione di "ingranaggio".
Per lo più l'alienazione esistenziale viene introiettata e considerata "naturale" dalla maggior parte delle persone e la "cultura" non riesce a svegliare l'individuo, a fargli aprire gli occhi o mirare oggettivamente la sua condizione di "ingranaggio".
Bisogna avere il coraggio di rivoluzionarsi in continuazione. Mettere in discussione tutto quello che si è già espresso, provando nuove analisi, a causa di nuove condizioni, mutamenti intervenuti nella realtà.
Le carte vengono rimescolate in continuazione. A livello sociale le categorie si compongono e scompongono, salgono e scendono nella scala sociale. In campo linguistico c'è uno spostamento semantico continuo dei concetti astratti.
Le carte vengono rimescolate in continuazione. A livello sociale le categorie si compongono e scompongono, salgono e scendono nella scala sociale. In campo linguistico c'è uno spostamento semantico continuo dei concetti astratti.
lunedì 11 aprile 2011
Bisogna avere sempre il coraggio di ammettere di non essere in grado di conoscere, spiegare, consigliare, analizzare, giudicare TUTTO. Piuttosto che forzare per portare l'enunciazione dove si vorrebbe che andasse, bisognerebbe ammettere di non sapere, lasciare il problema senza risposta, a metà e abbozzare solo un'ipotesi.
sabato 27 novembre 2010
Non perdere mai di vista la TOTALITA' di tutti gli aspetti della vita, della natura psicologica e fisica dell'uomo, della loro UNIONE. Sono tutti insieme una cosa sola. Non c'è distinzione netta fra istinto e ragione. Sono due aspetti diversi del medesimo impulso. Non c'è confine, distinzione fra il fisico e lo spirituale, sono solo categorie di giudizio.
LIBERTA': concetto molto complesso e molto relativo. Può essere la libertà di scegliersi il sistema di regole che più è consono ad una singola natura umana, ad una idea ben precisa - facendo salve però certe regole fondamentali di convivenza reciproca.
A livello pratico ognuno è libero di pensare, comportarsi, parlare come vuole e deve essere data possibilità pratica a ognuno di attuare questa libertà. Gli unici istinti che devono essere rimossi o sublimati sono quelli di agressività verso gli altri.
A livello pratico ognuno è libero di pensare, comportarsi, parlare come vuole e deve essere data possibilità pratica a ognuno di attuare questa libertà. Gli unici istinti che devono essere rimossi o sublimati sono quelli di agressività verso gli altri.
sabato 26 giugno 2010
Molte volte i riferimenti a ideologie o dottrine del passato non sono altro che scuse o forzature, delle vesti che si danno a proprie idee che non hanno niente a che vedere con l'ideologia di riferimento. Tra l'altro ogni ideologia (cristianesimo, comunismo, ecc.) non è mai univoca ma cambia, in pratica è un'altra ideologia a seconda dell'epoca e delle strutture. Sono i famosi -ismi che confondono le idee. Quindi meglio non ricorrere a paralleli per le proprie idee, esporle in modo nuodo e crudo e non pretendere l'universalità.
domenica 20 giugno 2010
Un intellettuale con la cravatta è la stessa cosa di un intellettuale senza cravatta?
Ripudiare i segni esteriori di una appartenenza sociale può essere il segno interiore di una volontà di rottura, un modo per esprimerla. Non è però obbligatorio farlo, cioè non è proprio il segno un elemento fondamentale di conoscenza e distinzione.
Erasmo non ripudiò mai l'abito religioso, eppure fu quello nel 500 che prospettò una maniera rivoluzionaria di intendere la fede religiosa, superando i formalismi, umanizzandola, ecc.
Lutero abbandonò l'abito talare ma rimase sempre un monaco. La sua dottrina ribadisce la disciplina, la missione obbligata/ubbidiente verso Dio e la estende a tutti i soggetti umani.
Ripudiare i segni esteriori di una appartenenza sociale può essere il segno interiore di una volontà di rottura, un modo per esprimerla. Non è però obbligatorio farlo, cioè non è proprio il segno un elemento fondamentale di conoscenza e distinzione.
Erasmo non ripudiò mai l'abito religioso, eppure fu quello nel 500 che prospettò una maniera rivoluzionaria di intendere la fede religiosa, superando i formalismi, umanizzandola, ecc.
Lutero abbandonò l'abito talare ma rimase sempre un monaco. La sua dottrina ribadisce la disciplina, la missione obbligata/ubbidiente verso Dio e la estende a tutti i soggetti umani.
Probabilmente bisogna distinguere fra i concetti di disuguaglianza e distinzione. Ci si può distinguere fra uguali. Si tratta di dare a tutti le stesse possibilità, di garantire ad ognuno uguali diritti e il modo di esercitarli. Ciò non toglie che uno sia diverso individualmente da un altro (ma non moralmente).
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