lunedì 25 aprile 2011
Ogni pensatore formula indipendentemente le sue idee, ne fa un sistema, quasi una ragione di vita per se stesso: una parte di se stesso tradotta in pensieri scritti. Può essere anche una soddisfazione personale. Ma dal momento che si cerca di far conoscere il proprio pensiero agli altri, che si accetta il confronto con il mondo esterno, ecco che i pensieri/le idee acquistano automaticamente un altro significato, un'altra portata - diventano parte integrante della società, delle idee e istituzioni già presenti e interagiscono con loro con risultati che vanno spesso al di là delle intenzioni di chi ha formulato le idee. Vengono adottate, interpretate, ecc. (Lutero, Cartesio, ...). Quindi non ci si deve illudere di scrivere solo qualcosa per se stessi, bisogna sempre tenere presente questa dimensione collettiva/sociale delle proprie idee e prevedere se possibile e sfruttare (magari farne il punto centrale) le conseguenze/le reazioni/il significato nell'ambito dell'intero sistema.
Ogni principio morale può avere indifferentemente un risvolto positivo e uno negativo allo stesso tempo. Per esempio: controllare le proprie passioni, i propri desideri, limitarsi a una dimensione realistica, può essere utile per rimanere con i piedi per terra, per capire e ad essere incisivi, staccarsi dalla propria materia per vederla meglio, controluce, non farsi trasportare da illusioni o desideri autodistruttivi. Allo stesso tempo questa limitazione crea l'uomo medriocre, piccolo, cinico, che si abitua, si rassegna ad una realtà viscida, paralizzante, anzi partecipa al consolidamento di essa; non ha nessuna spinta utopica, una speranza, un senso per lottare, per realizzare dei sogni.
Bisogna perciò guardare a destra e a sinistra quando si parla di opzioni morali, cercando di essere chiari.
Bisogna perciò guardare a destra e a sinistra quando si parla di opzioni morali, cercando di essere chiari.
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